sabato 19 settembre 2009

Pace non trovo e non ho da far guerra

In seguito alla strage di soldati Italiani a Kabul, si è riaperta una vacua discussione sul fatto se L'Italia sia o meno in guerra in Afganistan. In questi casi è bene ripartire sempre dal vocabolario: prendendo per esempio dal De Mauro in linea troviamo la definizione di guerra.
Lo scontro è indubbiamente in atto con mezzi militari, tra due parti di uno stesso popolo, dunque l'Italia sta partecipando a una guerra civile. Ma non era una missione di pace? Appunto: il Governo Italiano ha inviato (missione) i suoi soldati allo scopo di ristabilire la pace (di pace) dopo un periodo di guerra.
Da questo punto di vista l'intervista del Ministro ha almeno il merito provare (goffamente) a fare un po' di chiarezza sul fatto che una missione di pace avviene dove c'è o c'è appena stata una guerra, e dunque coinvolge le nostre Forze Armate in un conflitto armato in corso o appena terminato.
Ma la nostra Costituzione non ripudia la guerra? Assolutamente no: la Costituzione Italiana ripudia la guerra "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Dato che non sono in gioco controversie internazionali, essere in Afganistan è contro i principi Repubblicani se la nostra presenza lì ha lo scopo di offendere la libertà del popolo afgano. Viceversa se stiamo tutelando la nostra sicurezza e aiutando il progresso civile di una nazione lontana, i nostri principi Repubblicani li stiamo affermando (eroicamente nel caso di chi è lì) .
Ecco che un minimo di igiene lessicale ci porta agevolmente al punto cruciale di tutta la questione. Perché noi siamo in Afganistan? Con che scopo, con che obiettivo? Anziché urlacchiare "E' una guerra! E' incostituzionale!" "E' una missione di pace, noi siamo i Buoni col cappello bianco!" potremmo parlare di cosa vorremmo veramente ottenere e - sopratutto - se i mezzi che stiamo impiegando sono utili ed adatti allo scopo o se stiamo inutilmente dissipando risorse economiche e vite umane.
Bombardare indiscriminatamente, minacciare le fonti di sussistenza e saturare un intera nazione di uranio impoverito difende la nostra sicurezza e assicura il progresso civile degli afgani? D'altra parte permettere che un'intera nazione sia ostaggio di una banda di fanatici criminali che disprezzano e combattono i più elementari principi di libertà e di eguaglianza e che sono apertamente pronti e desiderosi di minacciare la nostra sicurezza con atti di terrorismo non sarebbe un atto di miope vigliaccheria?
Credo il discorso pubblico sarebbe migliore se politici e giornali non polemizzassero su cosa stiamo facendo (che ad alto livello è abbastanza ovvio) e parlassero un po' più di come e perché lo stiamo facendo.

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